Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo Monitor | Amater | Radio
Rsf denuncia censure internet
“Internet rappresenta la libertà ma non dappertutto. Sotto il pretesto della moralità, della sicurezza nazionale, della religione e della tutela delle minoranze etniche e persino della tutela del ‘potenziale spirituale e scientifico del paese’ molti Stati ricorrono ad un filtraggio del web per bloccare alcuni contenuti”.
Inizia con queste parole la relazione presentata oggi da “Reporter Senza Frontiere” - l’organizzazione internazionale che ha come obiettivo la difesa della libertà di stampa – sugli stati nazione che censurano i siti internet. Nell’ambito della giornata mondiale contro la cyber censura, emergono dal report dati decisamente poco lusinghieri non solo negli stati dove la libertà personale è fortemente limitata ma anche nelle democrazie più consolidate o emergenti.
In particolare Reporter Senza Frontiere segnala 11 stati, definiti come “Nemici di Internet” (Arabia Saudita, Birmania, Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam), in cui vi è un forte controllo sul traffico delle informazioni e altrettanti 11 “sotto sorveglianza” (Australia, Bahrain, Bielorussia, Eritrea, Malesia, Corea del Sud, Sri Lanka, Tailandia, Emirati Arabi, Yemen e Zimbabwe) in cui vi sono delle preoccupanti limitazioni.
Laddove un controllo maggiore in alcuni stati africani, arabi e del sud est asiatico è “comprensibile”, nel senso che è purtroppo legato a difficili situazioni politiche, è il dato australiano a saltare all’attenzione. Nella sintetica ma esaustiva scheda nel report, si legge ad esempio che dal 2001, l’Autorità Australiana dei Media e della Comunicazione ha poteri per intercettare qualsiasi e-mail considerata sospetta e di intraprendere investigazioni indipendenti anche in assenza di qualsiasi autorizzazione giudiziaria. Dal 2006, inoltre, lo stato del Commonwealth ha in fieri una legge per il controllo dei siti internet ritenuti “inappropriati”, ovvero che potrebbero fomentare la pedopornografia, la diffamazione o la violazione dei diritti d’autore. Tuttavia, persistono diversi dubbi sull’applicazione della legge. Questa infatti non specifica a chi spetterebbe il compito di decidere quali siti sono “inappropriati”.
Un grave allarme, quello lanciato da Reporter Senza Frontiere, che andrebbe maggiormente studiato e analizzato.
