Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo  Monitor  |  Amater  |  Radio

Calderoli cancella otto comuni abruzzesi

Stefano Buda

Otto comuni abruzzesi cancellati dal decreto taglia-leggi. La riforma voluta dal ministro per la semplicazione, Roberto Calderoli, abolisce 29.095 norme antecedenti al 1948. Tra queste anche una serie di decreti regi, pubblicati sulla gazzetta ufficiale, che istituivano 79 comuni in tutta la penisola. Sparirebbero, dunque, i comuni di San Benedetto dei Marsi, San Benedetto in Perillis e Lucoli, in provincia dell'Aquila, quelli di Spoltore, Roccamorice e Abateggio, nel pescarese, e quelli di Lettopalena e Montelapiano, nel chietino. Tutti istituiti tra il 1945 e il 1947. Calderoli, insomma, più che semplificare la macchina burocratica sembra ingarbugliarla.

Cade dalle nuvole il sindaco di Lucoli, Luciano Giannone. "Sono sorpreso e preoccupato", commenta, "il nostro non è un comune molto popolato ma ha una sua identità ed è piuttosto esteso, con le sue 17 frazioni. Nelle prossime ore valuteremo come muoverci". "Spoltore non si cancella", dice il sindaco, Franco Ranghelli, "è una realtà di 18.500 abitanti che ogni anno cresce di 400 unità". Quanto al provvedimento Calderoli, Ranghelli invita il ministro ad essere più attento. "E' un'iniziativa estemporanea e inapplicabile", rimarca, "è un errore, può accadere in un momento difficile come questo in cui qualcuno magari è preso dalla foga di far vedere che non resta con le mani in mano".

L'Ufficio legislativo di Calderoli si è affrettato a precisare che si tratta solo di un errore. "E' in corso una verifica, caso per caso, visto che per noi tutte le leggi cancellate non erano vigenti", sono le dichiarazioni rilasciate da fonti ministeriali al quotidiano La Repubblica, "nella peggiore delle ipotesi ricorreremo ai ripari con un decreto, in ogni caso nessun comune rischia di sparire".
Andrea Gratteri, docente di diritto dell'informazione e della comunicazione all'università di Teramo, sottolinea che le norme abrogate prevedono un'attuazione differita di dieci mesi e c'è dunque il tempo per controllare e rimediare a eventuali imprecisioni. "Sarebbe un abbaglio grave ma in ogni caso", spiega Gratteri, "pur venendo meno la norma fondativa di quei comuni, oggi come oggi non potrebbero esserci effetti pratici immediati".