Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo  Monitor  |  Amater  |  Radio

Documenti Cia: la Rice diede via libera a torture

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Fabiana Calsolaro

Obama sembra aver aperto il vaso di Pandora: il primo male, o meglio il primo malvagio è già saltato fuori. La prima vittima illustre della buona fede del neopresidente è Condoleeza Rice. La pubblicazione dei documenti segreti sulle torture della CIA, voluto da Obama, infatti, ha smaschera l'ex segretario di stato: dai documenti dell'Intelligence del Senato emerge che nel luglio del 2002 diversi esponenti dell'amministrazione Bush, compresa la Rice (all'epoca consigliere per la sicurezza nazionale), avevano approvato l'uso dei metodi duri di interrogatorio, tra cui il waterboarding, l'annegamento simulato, una tortura che consiste nell'immobilizzare un individuo e versare acqua sulla sua faccia per simulare l'annegamento, cosa che produce il riflesso faringeo, facendo credere al soggetto che la morte sia imminente, benché non causi danni fisici permanenti. "La minaccia di morte imminente" è una delle definizioni legali di tortura secondo la legge statunitense.

Pochi giorni dopo, il Dipartimento di Giustizia approvò l'utilizzo di questa tecnica, come riportano i memo segreti che l'amministrazione Obama ha reso pubblici. Il ruolo dell'ex Segretario di Stato, descritto in un rapporto mostrato mercoledì dalla Commissione per l'intelligence del Senato, si rivela così molto più rilevante rispetto a quanto la stessa Rice aveva dichiarato lo scorso autunno in una testimonianza scritta presentata alla Commissione armamenti del Senato, dove sosteneva di aver solo preso parte a riunioni in cui si era discusso sulle richieste di interrogatorio della Cia e di non ricordare i dettagli. Ma ora i rapporti della Cia inchiodano il braccio destro di Bush rivelando che fu la prima a dare il via libera all'allora direttore della Cia George Tenet.

Sfuma così la speranza della Casa Bianca che bastasse mettere al bando le torture e guardare al futuro per mettere una pietra sopra agli errori del passato, che tornano vividi proprio per volere del nuovo presidente. Obama, infatti, aveva sottolineato l'importanza di "guardare avanti", chiudendo la brutta pagina delle torture della Cia e garantendo l'immunità agli agenti autori materiali delle torture poiché meri esecutori degli ordini dei superiori. Ma non sembra così facile per l'America lasciarsi il passato alle spalle.

Proprio per aver voluto rendere pubblici i documenti della Cia, infatti, il presidente Obama è stato attaccato sia dalla destra che dalla sinistra, che desidera adesso una inchiesta per punire i responsabili. L'ex-vicepresidente Dick Cheney, che secondo i documenti avrebbe partecipato alle discussioni (come il direttore della Cia George Tenet, il ministro della Giustizia John Ashcroft e il legale della Casa Bianca Alberto Gonzales, mentre sembra essere stato lasciato fuori l'allora segretario di stato Colin Powell per timore di un suo parere contrario), è sceso in campo contro Obama, ribadendo la legalità delle tecniche di interrogatorio usate e chiedendo la pubblicazione anche dei documenti che mostrerebbero che questi interrogatori hanno consentito di ottenere dai terroristi informazioni che possono avere salvato migliaia di vite americane. Il Congresso, al contrario, ha invocato subito giustizia: senatori e deputati democratici chiedono l'apertura di inchieste per accertare le responsabilità della precedente amministrazione circa la autorizzazione dell'uso delle torture per interrogare i sospetti terroristi.