Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo Monitor | Amater | Radio
Rebellin, speriamo non sia vero
Ancora doping nel ciclismo. Sembrerebbe non esserci notizia, invece c'è ed è anche clamorosa perché è coinvolto un ciclista dal quale nessuno se lo sarebbe mai aspettato: Davide Rebellin. Il caso risale alle scorse Olimpiadi di Pechino, dove il corridore veneto ha conquistato la medaglia d'argento.
37 anni, 18 dei quali spesi sulla bicicletta, Rebellin si è sempre distinto per la sua serietà e per quella faccia da eterno bravo ragazzo che tanta stima gli aveva fatto guadagnare dai colleghi e dai tifosi. Ecco perché è ancora più assurdo credere che quel maledetto 9 agosto (giorno in cui ha vinto la medaglia) Rebellin abbia potuto tradire se stesso e chi gli vuole bene. E' caduto nella trappola del Cera, cioè l'Epo di terza generazione, la sostanza dopante che da un anno a questa parte è diventata, purtroppo, la nuova "compagna" di molti sportivi, soprattutto ciclisti. Il Cera ha una durata di circa un mese, è di difficile reperibilità e necessita di particolari prescrizioni. Il primo ad essere incastrato per l'uso di questa sostanza è stato il giovane corridore Riccardo Riccò, nello scorso Tour de France. Poi è toccato a Piepoli, Sella, all'austriaco Kohl e al recidivo tedesco Stefan Schumacher (positivo non solo al Tour 2008, ma anche alle Olimpiadi).
Davide Rebellin è stato sospeso con effetto immediato dall'attività agonistica. La sua squadra, il team Diquigiovanni-Androni, con la quale Davide aveva trovato una seconda giovinezza vincendo pochi giorni fa la terza Freccia-Vallone della carriera, lo ha momentaneamente esentato da ogni impegno in attesa delle controanalisi. Il procuratore antidoping del Coni, Ettore Torri, ha aperto un'inchiesta sulla vicenda e ha convocato Rebellin per le 12 di lunedì prossimo a Roma. Lui si è dichiarato estraneo alla cosa e ha annunciato che dimostrerà con tutte le sue forze la sua innocenza. Appunto, l'innocenza. Tutti speriamo che almeno per una volta abbia la meglio e arrivi sul traguardo a braccia alzate. Proprio come ha fatto Rebellin nelle 53 corse vinte da professionista. Alla vigilia del centesimo Giro d'Italia sarebbe il regalo più bello che gli si potrebbe fare.
