Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo  Monitor  |  Amater  |  Radio

Migranti rispediti in Libia. Maroni: "svolta"

Lorenzo Dolce

Sono stati ricondotti in mattinata a Tripoli i 227 migranti soccorsi ieri da tre motovedette italiane, due della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza, nel Canale di Sicilia. L'autorizzazione è giunta in nottata, dopo una trattativa tra le autorità italiane e quelle libiche sul rimpatrio immediato degli extracomunitari. Gli immigrati, a bordo di tre distinti barconi, avevano lanciato ieri l'Sos mentre si trovavano a Sud di Lampedusa, in acque internazionali di competenza maltese per quanto riguarda le operazioni di ricerca e soccorso. Dopo un nuovo scontro diplomatico con Malta sulle competenze relative agli interventi di soccorso, da Lampedusa erano salpate le tre motovedette che hanno raccolto i migranti.

Che la soluzione potesse essere questa, lo si era capito già nel tardo pomeriggio di ieri, quando il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, aveva detto che «potrebbero esserci importanti novità tra oggi e domani, che per scaramanzia non dirò. Ma se questa cosa andrà in porto si risolverà anche la questione con Malta». Il riferimento sembrava proprio l'intesa con la Libia.

Sui due barconi soccorsi, a circa 35 miglia a sud-est di Lampedusa, c'erano 151 persone; 76 su quello raggiunto ieri sera, sempre da mezzi italiani. Complessivamente 40 le donne. Nella mattinata di ieri le autorità della Valletta avevano messo in chiaro che non intendevano accogliere i profughi: «Abbiamo l'obbligo di assistere gli immigrati durante la loro traversata, ma non possiamo essere obbligati a fare sbarcare persone che assolutamente non vogliono scendere a Malta», aveva detto il primo ministro Lawrence Gonzi.

ITALIA-MALTA, NUOVO BRACCIO DI FERRO. Tra il nostro Paese e Malta ieri si è riproposto il braccio di ferro che il 16 aprile scorso costrinse la nave Pinar, con a bordo 140 naufraghi salvati in quello stesso tratto di mare, a rimanere, per quattro giorni, al largo in attesa di una soluzione. Ma dopo i toni duri del primo ministro maltese, Lawrence Gonzi, ieri sera è arrivata una dichiarazione distensiva del ministro degli Interni Carmelo Mifsud Bonnici: «Basta litigare tra Roma e La Valletta - ha detto - questo non è un gioco. Anzi, Malta e l'Italia devono essere uniti oggi più che mai, per fare pressione sull'Ue per una politica seria sull'immigrazione. Noi abbiamo rispetto per Maroni e per tutto il governo italiano».

MARONI, GIORNATA STORICA. Quello che sta succedendo in queste ore, con la Libia che ha accettato di prendersi carico degli immigrati presenti su tre barconi che erano stati avvistati ieri a largo di Lampedusa «può rappresentare una svolta nel contrasto all'immigrazione clandestina».

«È un risultato storico a cui abbiamo lavorato per un anno e nei prossimi giorni partirà anche il pattugliamento congiunto tra Italia e Libia». Se l'operazione fatta oggi, ha aggiunto, «continuerà, il problema del contrasto tra Italia e Malta sull'accoglimento dei clandestini sarà risolto perchè in qualunque acqua si trovino i barconi saranno rispediti in Libia, da dove sono partiti». Quanto a Malta, ha concluso, «noi siamo andati oltre 600 volte a recuperare migranti in acque maltesi. Ho deciso che da ora in avanti ciò che è compito nostro lo faremo e ciò che non lo è non lo faremo».

MATTEOLI, SVOLTA CHE RASSICURA. Anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli , è intervenuto sulla vicenda affermando che «il contrasto alla immigrazione clandestina con il rimpatrio immediato di oltre 200 migranti in navigazione verso l'Italia segna oggi una svolta significativa che apre una prospettiva più rassicurante per il nostro Paese particolarmente soggetto al fenomeno. Desidero congratularmi con il collega Maroni e manifestare gratitudine alla Guardia Costiera e alla Guardia di Finanza che ancora una volta - ha concluso - hanno agito in modo altamente professionale e con spirito umanitario davvero encomiabile».

UNHCR, GRAVE PREOCCUPAZIONE. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha espresso «grave preoccupazione» in quanto non è stata lasciata ai migranti la possibilità di fare domanda d'asilo. L'Unhcr ha ricordato, inoltre, come lo scorso anno circa il 75% dei migranti giunti in Italia via mare abbia richiesto asilo e il 50% di questi abbia ottenuto una qualche forma di protezione. «Non abbiamo notizie sulla nazionalità dei migranti - ha detto la portavoce dell'Unhcr, Laura Boldrini - perchè non c'è stata trasparenza nella gestione della vicenda, ma è possibile che tra loro ci fossero richiedenti asilo e rifugiati».

«Questo modo di gestire i flussi migratori nel Mediterraneo - ha concluso Boldrini - rischia di entrare in rotta di collisione con il diritto d'asilo». L'Unhcr si dice inoltre preoccupato per la sorte delle persone inviate in Libia «dove non c'è un sistema d'asilo funzionante e non potranno usufruire di alcun tipo di protezione».

FORSE ANCHE MINORI A TRIPOLI. Anche Save the Children ha espresso «preoccupazione» per la sorte dei 227 migranti e per le scarse informazioni sulle modalità con cui esso è avvenuto. L'organizzazione, che da maggio 2008 svolge attività nel centro di Lampedusa, «non esclude che tra i migranti possano esserci dei minori, ai quali pertanto non sarebbe stata garantita una corretta identificazione e conseguente protezione. Tale azione contravviene ai più basilari principi umanitari, secondo cui deve essere garantito lo sbarco, il soccorso e l'assistenza di tutti i migranti e in particolare delle categorie vulnerabili, tra cui i minori che, secondo la Convenzione Onu sui Diritti dell'infanzia ratificata dall'Italia, hanno diritto all'adeguata protezione e alla non discriminazione».