Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo  Monitor  |  Amater  |  Radio

Una donna che amava L'Aquila più della sua vita

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Manuela Romitelli

Dopo più di un mese, le scosse del cosiddetto sciame sismico non accennano a smettere, si sono diradate ma continuano. Tante sono le testimonianze, più o meno drammatiche, che abbiamo raccontato e ascoltato.
Da un piccolo lembo di terra, alle pendici del Gran Sasso, abbiamo raccolto la voce di un ragazzo di Castelli, in provincia di Teramo, che attraverso le sue parole ci racconta la scomparsa di sua zia Maria, una piccola e grande donna di 81 anni che dopo aver lavorato tutta la vita all'Aquila, nonostante vivesse sola non aveva voluto andar via. E nella stessa casa dove trascorreva serenamente le sue giornate, ha trovato la morte.

"Dopo la scossa delle 3.32 che abbiamo sentito forte anche perchè abitiamo al secondo piano abbiamo cominciato a fare un po' di telefonate per assicurarci che tutti stavano bene...mio fratello abita a Fermo, le mie nonne abitano da sole e quindi eravamo preoccupati. Poi sapevamo che nei giorni precedenti c'erano state altre scosse all'Aquila dove noi abbiamo una zia di 81 anni che abita da sola, non ha figli e non è sposata. Noi l'abbiamo chiamata ma anche se il telefono squillava non rispondeva nessuno e questo per lungo tempo. Poi mano a mano che sentivamo le notizie in tv capivamo la gravità della situazione. Nel frattempo mio zio che era andato a riprendere mio cugino che studia all'Aquila gli abbiamo chiesto di andare a vedere la casa di mia zia e quando ci ha telefonato ci ha detto che era crollata. A quel punto io e mio padre siamo partiti per andare a vedere, e siamo passati per le Capannelle perchè la strada era bloccata. Quando siamo arrivati davanti casa di mia zia abbiamo visto che era crollata, lei stava al quinto piano ed era una casa di 20-25 anni in cemento armato e noi pensavamo che avrebbe retto ma così non è stato e mio padre ha iniziato a urlare perchè in quel momento non ha retto alla situazione. Noi non volevamo pensare al peggio e cioè che mia zia fosse sotto le macerie, ma siccome non riuscivamo a rintracciarla e lei non si faceva sentire quindi non eravamo ottimisti. Così siamo andati all'ospedale san Salvatore. Arrivati lì però abbiamo visto che all'interno non c'era nessuno, tutti evacuati,e praticamente l'ospedale era all'esterno, da campo. Abbiamo chiesto ma nessuno sapeva dirci niente, così siamo andati al centro in Questura e lì abbiamo fatto la dichiarazione di scomparsa per mia zia. Siamo andati anche dai Vigili del fuoco ma anche loro non sapevano niente, poi abbiamo deciso di tornare nella casa per vedere se spuntava qualche notizia dalle macerie ma mentre cercavano è arrivata un'altra scossa e hanno dovuto abbandonare. Poi dopo un po' è arrivata l'unità cinofila, quella per i cani, ma ancora niente. Poi siamo tornati a casa e la sera ci hanno telefonato avvisandoci che avevano trovato il cadavere, quindi siamo andati alla scuola sottufficiale per il riconoscimento. Abbiamo aspettato ma la salma non arrivava, non si sapeva dove era andata a finire, poi si è scoperto che era lì ma sotto un altro cognome però poi noi abbiamo fatto il riconoscimento e abbiamo detto che aveva un altro cognome. C'erano tante bare lì, chiuse quelle gia' riconosciute e aperte quelle ancora da riconoscere. Anche tante bare bianche, e sapevamo che erano dei bambini. Poi siamo tornati a casa e il giorno dopo siamo andati al funerale di Stato. E' andata così purtroppo.".