Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo Monitor | Amater | Radio
La scuola dove Fatma e Chiara sono vicine di banco
Martinsicuro (Te) - "Italiano, sono un cittadino italiano!". Elmehd, 12 anni, risponde con naturalezza, come si chiamasse Antonio o Giovanni. E' marocchino, vive con la famiglia qui a Martinsicuro e ha la doppia cittadinanza come tutta la sua famiglia.
L'Italia che conosce è soprattutto la seconda media statale che frequenta alla ‘Colombo', un istituto da 437 iscritti di cui oltre 100 stranieri, quasi uno su quattro, 6 prime classi da minimo 25 studenti (di cui due nella sede distaccata di Villarosa, una frazione pochi chilometri a sud), un biologo per preside e con il mare, azzurrissimo, lì in fondo, a pochi passi.
L'onda della protesta contro i tagli alla scuola del governo Berlusconi è arrivata anche in questo piccolo paese della costa adriatica, un po' abruzzese, un po' marchigiano. Sulla carta è l'ultimo paese dell'Abruzzo, o il primo, dipende da quale polo si arriva. Martinsicuro è una terra di confine, non qualsiasi. Le macellerie qui sono anche ‘orientali', le fermate dell'autobus un mappamondo di volti, le biciclette un mezzo di trasporto comune. Abruzzesi e marchigiani si confondono, così come cinesi e tunisini. Al 31 dicembre 2007, su una popolazione di 16.659 abitanti, 2.695 sono stranieri, fa sapere il comune. Quelli regolari, s'intende.
Elvio Rosa insegna Educazione Fisica alla ‘Colombo'. Si vede che mastica amaro, ha gli occhi di chi ne ha viste tante ed è stato eletto nelle liste della Gilda Scuola nella rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) dell'istituto. Lascia sfogare i suoi ragazzi in maniera ordinata nella piccola palestra. Poi si sfoga lui. "Io vorrei che qualcuno venisse qui da noi a trovarci, a vedere cosa facciamo, come lavoriamo e in quali condizioni. Vorrei che chi chiama ‘riforma' i tagli indiscriminati alla scuola della Gelmini, venisse qui a vedere".
Lunedì scorso ha organizzato l'occupazione pomeridiana della scuola con i suoi colleghi - "un'occupazione pacifica", sottolinea - per parlare con genitori e studenti di maestro unico, della diminuzione delle classi, della riduzione degli insegnanti e dell'istituzione delle classi-ponte per gli studenti stranieri. L'occupazione, iniziata con la fine delle lezioni alle 13.20, si è conclusa a notte inoltrata con la proiezione finale di ‘Nuovomondo' di Crialese. Qui le storie dei migranti sono rispettate. Così come quelle degli studenti che arrivano, chiunque essi siano e in qualsiasi condizione arrivino. "Non ci importa sapere se provengono da situazioni di irregolarità, li accogliamo e basta". I problemi ci sono e Rosa ha il piglio di chi non vuole rimanere indifferente. "Qui ci sono classi fuori legge: abbiamo 4 prime classi, tutte con almeno 25 alunni e con almeno un diversamente abile per classe". La normativa prevede che le classi con un disabile non possano superare le 25 unità. Nella prima C ce ne sono due su 27 alunni. "Si potrebbe organizzare una classe-ponte anche per i disabili- provoca Rosa - in fin dei conti anche loro potrebbero rallentare i programmi come gli studenti stranieri". La realtà è un'altra e Annarita Di Profio la mostra aprendo le porte della ‘sua' terza D. È una professoressa di Lettere, con i capelli argentati di chi fa per vocazione l'insegnante. In questa classe, dove tutti si alzano in piedi per salutarla, su 24 alunni ci sono 4 cinesi, un ucraino, una bielorussa, una tunisina, una filippina. C'è Chiara, 13 anni, che voleva fare l'estetista, ma poi ci ha ripensato. "E' stata una tutor eccellente di Fatma", ricorda la Di Profio. Fatma ha fatto avanti e indietro dalla Tunisia, cambiato tante scuole e alla fine si è fermata qui. "Non ho trovato difficoltà perché in questa scuola mi hanno molto aiutato per imparare l'italiano", sorride Fatma nel suo elegante hijab. Si riferisce ai laboratori di alfabetizzazione del pomeriggio, una consuetudine e un'eccellenza alla ‘Colombo'. Ce ne sono tanti e di diversi, a seconda delle necessità dell'alunno: potenziamento, integrazione, recupero, supporto allo studio, musicoterapia, preparazione agli esami di terza, alfabetizzazione, tennis da tavolo e molto altro. Progetti che coinvolgono gran parte del corpo docente e che vengono, o dovrebbero, essere finanziati in gran parte dal ministero, e poi dalle istituzioni locali, regione e comune. Rosa racconta del laboratorio ‘tennis da tavolo'. "I cinesi sono bravissimi in questa disciplina, meno a integrarsi. Ho pensato questo laboratorio per creare un'occasione di incontro tra cinesi e compagni di classe. Qui la maggior parte di noi lavora così, pensando a loro, i nostri alunni. Cosa che non sarà più possibile con i tagli indiscriminati del governo".
Mentre parla suona la campanella, è ricreazione. Si scartano i panini e Anna, una collaboratrice scolastica - "bidella, è più bello chiamarla così", sorride Rosa - ha il suo da fare a distribuire carta igienica ai ragazzi. "Dobbiamo razionare anche quella, qualcuna si porta le buste di immondizia da casa. Oggi è così, domani sarà peggio. Anche il personale Ata (ausiliare tecnico amministrativo, ndr) sarà tagliato. E loro sono importantissimi, specie per gli studenti". Arriva come un fiume in piena Alessandra Ciancietta, giovane docente di Lettere - "di ruolo", specifica. "Siamo al 27 ottobre e mi devono ancora pagare 70 ore di supplenze dell'anno scorso. I fondi ministeriali non arrivano, ma la rata del mutuo è puntuale. Nel prossimo consiglio dei docenti dobbiamo chiarire questa faccenda. Non si facciano più nuovi progetti, se prima non vengono sistemate queste pendenze". Lei l'anno scorso ha curato 8 laboratori, integrazione, doposcuola, latino e recupero.
Ecco la fine che fa una scuola che funziona come la ‘Colombo', una scuola pubblica che attende al proprio compito costituzionale, consapevole del ruolo determinante che svolge, specie in contesti eterogenei come quello di Martinsicuro. Finisce così, in una guerra tra poveri dove gli effetti collaterali sono soprattutto per loro, gli alunni. Quelli come Hassen, tunisino di 12 anni, cui Ouissef, 11, fa da traduttore, quelli che a casa non hanno nessuno che li segue, quelli che una casa forse neanche ce l'hanno, quelli che hanno il papà nel super carcere di Ascoli. Forse questo pezzetto di Italia racconta di come sta diventando il Bel Paese. Qui si insegna a persone appena adolescenti la tolleranza, il rispetto per le culture, l'integrazione. È una palestra, dove italiani preparati e sottopagati allenano gli italiani di oggi e domani.
"Ci chiamano fannulloni - dice con fermezza Danila Corsi, vicepreside e insegnante di musica - ma qui c'è gente che per far partecipare gli alunni ai laboratori del pomeriggio va a prenderli e riportarli a casa con l'auto propria". Per 28 euro lorde l'ora. Eppure gli occhi le si illuminano quando parla del coro dove tunisini e italiani, cinesi e marocchini hanno cantato tutti insieme ‘Fratelli d'Italia'. "Si sentono parte di un'Italia in cui sono benvenuti, accolti, trattati come persone importanti. Noi non facciamo un lavoro qualsiasi, noi siamo chiamati ad educare". Niente può scalfire questa convinzione, neanche l'umiliazione di un'estate passata a lavorare per la formazione della settima prima classe inutilmente. "Abbiamo chiesto con insistenza al provveditorato di formare un'altra prima, qui è una necessità se vogliamo rispettare la normativa sull'edilizia scolastica. Dopo un'estate passata a lavorare per formare le prime classi, il 24 settembre, a scuola già iniziata, il provveditorato ci ha detto che non si poteva fare niente, di arrangiarci".
Già, arrangiarsi, arte tutta italiana. Forse questa è una delle poche cose che Elmehd, Simone, Fatma, Yequn, Luana e Jan ancora non sanno. Che da oggi in poi dovranno arrangiarsi.
Pier Paolo Di Nenno
