Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo Monitor | Amater | Radio
Fenomeno Facebook. Nuove restrizioni sulla privacy
Primi paletti burocratici per uno dei siti più cliccati e apprezzati dagli utenti di internet, Facebook. Da oggi i garanti della privacy europei sono riuniti a Strasburgo. Queste "piazze virtuali" - dicono i garanti - ricche di dati sensibili, dovrebbero rendere tali informazioni inaccessibili ai motori di ricerca, a meno che non vi sia il consenso dell'utente.
Tutti i social network (una delle forme più evolute della comunicazione in rete) sono contenitori di una miriade di dati immessi dagli utenti, che non sono sempre attenti alle condizioni sulla restrizione delle informazioni. La risoluzione che stabilisce le prime regole per i social network è stata approvata da 78 Autorità della privacy, tra le quali anche quella italiana. Oltre alle raccomandazioni per i gestori dei siti web diventati ormai un fenomeno di massa, da Strasburgo arrivano anche suggerimenti per gli utenti, come quello di utilizzare sempre uno pseudonimo per non mettere in rete, a disposizione di chiunque, le proprie generalità. Con il divieto per i social network di cedere informazioni ai motori di ricerca, si potrebbero evitare casi come quello della notizia della gravidanza della figlia di Sarah Palin, candidata vicepresidente per i repubblicani nelle elezioni americane.
Già nel maggio di quest'anno erano state prese decisioni importanti in merito ad argomenti delicati, come pornografia, bullismo, pedofilia, ed altri pericoli "on-line" per salvaguardare gli utenti più giovani.
Una lobby canadese (Canadian Internet Policy and Public Interest Clinic) ha stilato una lista di 22 violazioni della locale legge sulla privacy avvenute su Facebook. Alla base di tutto questo ci sarebbe il fatto che Facebook conserva informazioni sensibili riguardo i suoi utenti, condividendole poi con altri senza motivo e senza avvertire i proprietari dei dati. Inoltre questi dati non verrebbero distrutti una volta che gli account sono stati chiusi.
Questi social network sono ottimi strumenti per costruire comunità virtuali, ma allo stesso modo rappresentano un campo minato per quanto riguarda l'invasione della privacy.
Ma Facebook non ci sta. La sua difesa è tutta giocata sul fatto che a condividere, eventualmente, i propri dati personali sono solo gli utenti, che possono invece decidere di tenerli privati.
Le regole della privacy su facebook dicono testualmente: "La scelta di pubblicare contenuti sul sito Web è a tuo rischio. Nonostante tu abbia la possibilità di impostare delle opzioni sulla privacy per limitare l'accesso alle tue pagine, nessuna misura di sicurezza è perfetta e impenetrabile. Non possiamo controllare le azioni degli utenti con cui hai deciso di condividere le tue pagine e le tue informazioni. Di conseguenza, non possiamo garantire che i contenuti pubblicati sul sito non vengano visualizzati da persone non autorizzate. Facebook non può essere ritenuto responsabile di eventuali elusioni delle misure di sicurezza del sito Web o delle impostazioni sulla privacy. L'utente comprende e accetta che, anche dopo la rimozione dei contenuti dal sito, questi potrebbero rimanere visibili nella cache o nelle pagine archiviate o se altri utenti hanno salvato o copiato tali contenuti".
Insomma, le problematiche legate alla privacy restano, e non è detto che si trovino soluzioni immediate.
